Se il diavolo si nasconde nei dettagli

L’Istat, coerentemente con quanto si fa a livello internazionale, suddivide la popolazione in tre categorie mutuamente esclusive: occupati, disoccupati e inattivi.
In questo articolo vorrei mettere in evidenza come per definire chi sono gli occupati si usi una definizione molto ampia, mentre per definire chi sono i disoccupati la definizione utilizzata è piuttosto restrittiva.
Qui sotto le riporto per esteso. La fonte è il sito dell’Istat, e in particolare la pubblicazione sui dati relativi al mercato del lavoro per il terzo trimestre 2018.

OCCUPATI
persone di 15 anni e più che nella settimana di riferimento presentano almeno una delle seguenti caratteristiche:
1. hanno svolto almeno un’ora di lavoro in una qualsiasi attività (regolare o non regolare) che prevede un corrispettivo monetario o in natura;
2. dipendenti: sono assenti dal lavoro retribuiti (ad esempio per ferie, malattia, maternità obbligatoria) o da meno di 3 mesi, oppure se assenti da più di 3 mesi, continuano a percepire almeno il 50% della retribuzione
3. indipendenti: sono assenti dal lavoro, ma durante il periodo di assenza continuano a mantenere l’attività.

DISOCCUPATI
persone non occupate tra 15 e 74 anni che:
1. hanno effettuato almeno un’azione di ricerca di lavoro nell’ultimo mese, e sono disponibili a lavorare entro le due settimane successive;
oppure
2. inizieranno un lavoro entro 3 mesi, ma sarebbero disponibili a lavorare entro due settimane, qualora fosse possibile anticipare l’inizio del lavoro.

INATTIVI (Non forze di lavoro)
persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero persone non classificate come occupate o in cerca di occupazione (disoccupate).

Simili definizioni portano a due conseguenze molto gravi, secondo me: la sottostima della disoccupazione e la sovrastima degli occupati.

SOTTOSTIMA DEI DISOCCUPATI
Da un lato si ha una sottostima della disoccupazione, dovuta ad una definizione molto restrittiva di “disoccupato”, che oltre a non aver lavorato nemmeno un’ora nella settimana di riferimento deve aver cercato lavoro nell’ultimo mese. Pertanto, chi non lavora e non cerca lavoro, ma si dice disposto a cominciare a lavorare da subito se ne avesse la possibilità, ricade nella categoria degli inattivi, che sono considerati una categoria a sé e non incidono nel calcolo del tasso di disoccupazione.

SOVRASTIMA DEGLI OCCUPATI
Per contro, quando si parla di occupati la definizione è molto ampia. Basta che tu abbia lavorato almeno un’ora nella settimana di riferimento, e risulti occupato. Non è importante che tu lavori secondo regolare contratto o meno, e non è importante neanche se vieni pagato in denaro o in natura (!). Pertanto, risulterebbe occupata anche una persona che, nella settimana di riferimento, ha dato solo un’ora di ripetizioni pagata in nero!
Una tale definizione gonfia enormemente il numero degli occupati.

Perchè dunque non far rientrare tra i disoccupati anche coloro che non hanno cercato lavoro nell’ultimo mese, ma si dicono disposti a cominciare a lavorare da subito avendone la possibilità?
In questo caso il numero di disoccupati crescerebbe, secondo me rispecchiando più onestamente la realtà, e così farebbe anche il tasso di disoccupazione. Per esempio, rispetto ai dati del terzo trimestre 2018 raccolti dall’Istat si passerebbe da un numero di disoccupati pari a 2 milioni e 643 mila, a un numero più che doppio: 5 milioni e 701 mila, essendo in 3 milioni e 58 mila gli inattivi che riferiscono di essere disposti a cominciare a lavorare da subito, avendone la possibilità. Parallelamente il tasso di disoccupazione passerebbe dal 10,2% al 19,7%, per la fascia di età 15-64 anni.
Se inoltre si riuscisse a dare una definizione più restrittiva di “occupato”, tali cifre cambierebbero ulteriormente, svelando una situazione molto più difficile di quanto non appaia ora.

La macchina da cucire. Parte 1.

Quest’estate finalmente mi sono decisa a comprare una macchina da cucire, ed ora è venuto il momento di darle un posto in casa.
Dopo lunghe riflessioni sono arrivata alla conclusione che quello che fa per me è il tavolo Vittsjo dell’Ikea. Profondo solo 36 cm, dovrebbe adattarsi bene ai miei spazi. Spesa abbastanza contenuta: 39,95 euro. Unica pecca, cui vorrei rimediare, è che ha il ripiano in vetro. NON MI PIACE! E oltretutto, anche se dicono che regga fino a a 25 kg, non mi fido a metterci la macchina sopra! Ho pensato che una bella tavola di legno ben levigata e magari trattata con un po’ di impregnante potrebbe risolvermi il problema.